Di Padre Claudio Traverso (con modifica):
Il libro delle “lamentazioni” nella sua forma attuale e' anonimo, ma tradizionalmente e' sempre stato attribuito a Geremia.
L'autore e' stato testimone oculare della distruzione di Gerusalemme e ne esprime tutto il suo rammarico; di qui il titolo "lamentazioni".
Sono cinque elegie o lamenti funebri, scritti secondo il ritmo e lo stile degli antichi canti funebri ebraici.
La ripetizione di questo ritmo, conosciuto fin dall'antichita' come ritmo "kinah", in cui manca sistematicamente un elemento, e' un artificio stilistico per sottolineare l'assenza della persona scomparsa, in questo caso la citta' di Gerusalemme.
Per noi e' difficile immaginare che cosa poteva significare per gli Ebrei dell'Antico Testamento la caduta di Gerusalemme. Per loro era la perdita di ogni cosa: del Tempio, del sacerdozio, dei sacrifici rituali, della capitale, della nazione e, in molti casi, dei loro cari scomparsi.
Per i sopravvissuti alla distruzione significava una marcia forzata di oltre 3000 Km fino a Babilonia, dove li attendeva l'esilio, la schiavitu' e la miseria.
Le Lamentazioni sono state scritte per piangere su questi terribili fatti.
Ma lo spirito del libro va oltre il semplice rimpianto del passato. Troviamo piuttosto un implicito ammonimento: la trasgressione provoca il disastro.
I profeti avevano predetto che Dio avrebbe punito il popolo per i suoi peccati se non si fosse pentito. Ora le ceneri della citta' erano una chiara testimonianza del fatto che Dio li aveva avvertiti e aveva mantenuto la sua parola.
La storia quindi dava ragione a Dio e alla sua giustizia.
Era inoltre una dichiarazione dell'ira di Dio, un concetto che non aveva mai incontrato molta popolarita'.
Molti preferiscono sottolineare i lati piu' piacevoli di Dio, e giustamente; ma tale atteggiamento non deve mai far dimenticare che non si puo' prendersi gioco di Dio.
A iniziare dal Medioevo, gli Ebrei leggevano questo libro la vigilia di ogni sabato davanti al Muro del Pianto di Gerusalemme, per commemorare la caduta della citta'.
Il libro delle Lamentazioni tuttavia presenta un altro risvolto. Anche se la nazione di Giuda e' depressa, non e' pero' senza speranza.
Il popolo puo' ancora avere fiducia in Dio e ottenere il suo perdono. Dio rinnova la sua misericordia ogni mattina, la sua fedelta' e' grande (3,19-39).
Vediamo qui il valore della pazienza, della preghiera e della confessione dei peccati.
Dio non tiene il broncio ed e' disposto a ricominciare da capo ogni volta che noi siamo disposti a riconoscere i nostri errori e a sottometterci ancora una volta a lui.
Il Libro di Baruc:
Baruc era il fedele segretario del profeta Geremia. Il libro e' composto di brani di diversa origine. Un magnifico elogio della sapienza si legge in 3,9-4,4. L'opera e' importante per la dottrina sul peccato e sulla conversione, e presenta una particolarita': per la prima e unica volta nella Bibbia Dio e' chiamato l'Eterno.
Il capitolo 6 e' una lettera attribuita a Geremia, ma di redazione posteriore.
E' una satira contro l'idolatria ispirata a temi dei profeti e del Salmi.
Di Padre Claudio Traverso